Le isole Bijagos

IMG_3610A un mese abbondante dal mio ritorno dall’Africa finalmente comincio e tirare le somme. Come spesso accade, ho capito molto di quello che ho visto delle isole Bijagos solo una volta arrivato a  casa,  forse perchè ancora in fibrillazione dal viaggio, con ancora ferme le immagini nella testa e tutti gli odori annessi. E’ un po’ come andare al ristorante, assaggiare una cosa buonissima e una volta a casa cercare la ricetta su google. Non vuoi dimenticare il sapore allora cerchi tutta la storia del procedimento per ottenerlo. Per non dimenticare i sapori delle isole Bijagos ho dunque deciso di raccontare, a puntate e con la scusa delle fotografie, quello che ho visto dei luoghi, con particolare attenzione alla natura, soggetto preferito e onnipresente. Con la scusa della natura spero di arrivare anche alla cultura, con l’intento di tracciare un quadro di queste isole per immagini sì ma anche per racconti (prontamente tradotti da Sara, che riporta in bella grafia quello che io penso).

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Mangrovie a perdita d’occhio

Le isole Bijagos affiorano inaspettate dall’Oceano Atlantico. Pezzetti di terra abbandonati in mezzo al mare, se ne contano un’ottantina, ma solo alcune hanno conosciuto invasioni umane. Terra pulsante, dona ricchezza senza chiedere troppo in cambio. L’uomo Bijagò, del resto, sa raccogliere con parsimonia e da quando se ne ha memoria sopravvive indipendente. Certo, oggi, come succede con tutto, tutto sta cambiando e, se da una parte le comunicazioni aprono i confini e le rotte e spesso anche le teste, dall’altra cancellano con prepotenza le storie e le tradizioni, tramandate sottovoce da nonne inginocchiate, vestite di colori e stoffe ruvide. Allora le foreste ingarbugliate diventano olio di palma, che qui si faceva anche prima, ma non di certo per i biscotti Mulino Bianco.

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Una mantide agguerrita: la biodiversià qui è a dir poco impressionante

A parte i fanatici della globalizzazione assassina qui emigrano anche tutte quelle rondini che fanno primavera sui nostri tetti a marzo. Di specie di uccelli migratori, anzi, se ne contano ben 146. E poi ippopotami dalle abitudini originali, insetti di tutti i colori, delfini, manati, varani, tartarughe, che a migliaia vengono qui a nascondere sotto la sabbia le uova.

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Circa un milione di uccelli passa le vacanze alle Bijagos

La storia delle isole, di tutte le isole, è sempre affascinante. Le strisce di mare che dividono le terre sono mura che isolano più di recinti e influenzano la storia di chi ci vive dietro di conseguenza. Anche qui vale la stessa regola, un tempo come oggi. Anche se in aumento, i mezzi che collegano l’arcipelago e la terraferma sono pochi e traballanti. Un “barco” parte da Bissau una volta alla settimana per Bubaque, e porta con sé tutto quello che manca alle isole, riportando indietro anche chi ha bisogno della medicina non tradizionale. Perchè nelle isole il tempo per certe cose è immobile e gli ospedali sono ancora timidi.

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il “barco” Baria

Per i turisti monotematici, attirati da uno dei mari più pescosi al mondo, esiste invece un piccolo aeroporto privato, esclusivo per i clienti dei resort specializzati in pesca sportiva, gestiti e frequentati da pallidi europei. Come spesso accade a quei Paesi che se ne stanno in sordina in coda alla lista dell’Indice di Sviluppo umano (177 posto secondo i dati del 2014), commerciano qui, senza scomodare nessuno, i cattivi del mondo, ma nulla si sa, se non qualche sguardo basso in qualche strada polverosa. Nelle isole, nonostante tutto la vita trascorre placida, scandita lenta e pigra dal ritmo delle maree, dal sole caldissimo e della pioggia, che detta legge meglio di uno sceriffo.

 

 

 

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