Poilão

 

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Parco nazionale di Joao Vieira e Poilao

Siamo sbarcati a Poilão al tramonto. Come succede a ridosso dell’equatore il sole non si dilunga in convenevoli romantici e lascia spazio alla notte in pochissimi minuti. Siamo scesi dalla barca, ci siamo sgranchiti le ossa ancora vibranti dal viaggio ed è subito sera. L’isola è piccola, talmente piccola che la sabbia bianca non fa tempo a farsi duna che già inizia la foresta. Ospita al suo interno (e tutt’attorno) parte del parco nazionale  João Vieira e Poilão, che occupa quattro isole in tutto, per un totale di 495 kmq. L’isola è sacra, impossibile da visitare in autonomia, sia per motivi religiosi che ambientali. A scortarci infatti ci sono un paio guardiaparco bijagò, fedeli custodi di questo ambiente così importante. I guardiaparco sono la prova di una nuova coscienza ambientale in nascita: fino a poco tempo fa delle tartarughe si faceva fondamentalmente brodo, oggi invece gli si vuole un po’ più bene. Ovviamente in quanto europei distruttori di habitat altrui dal 1492 non abbiamo diritto di parola, ma è bello vedere che esiste la volontà di far rimanere un pezzo di mondo incontaminato. Siamo fortunati: non ci sono turisti nè visitatori, solo noi, che siamo qui in rappresentanza dell’Università di Venezia. Facciamo tappa qui perchè questo fazzoletto di terra in mezzo all’Atlantico è sito di deposizione della tartaruga marina verde (Chelonia mydas) ma anche della tartaruga olivacea (Lepidochelys olivacea), tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata),  tartaruga marina comune (Caretta caretta) e la mastodontica  tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) . Passano di qui tra i 7 000 e i 29 000 esemplari e ciò fa di Poilão il sito di nidificazione più grande dell’Africa occidentale della tartaruga marina verde, terzo al mondo.

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Esemplare di tartaruga marina verde
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Esemplare di tartaruga marina verde

Avrei già voglia di lanciarmi alla ricerca di qualche impronta di animale feroce come al mio solito, ma prima di poter fare qualsiasi cosa i guardiaparco ci coinvolgono in un piccolo rito propiziatorio, volto a garantirci fortuna ma anche ad assicurarci il benestare degli spiriti della natura. Sebbene la religione cattolica si sia imposta abbastanza prepotentemente durante il colonialismo portoghese (anche se le isole Bijagos si sono dimostrate capaci di resistenza grazie proprio al loro essere isole), ed esistano frange musulmane ormai radicate, l’animismo è indiscusso e colora qualsiasi rito. Il rito in questione consiste fondamentalmente in un’offerta di pesantissimo vino di palma. Gli spiriti accettano di buon grado e tutto va bene (a parte a un guardiaparco che starà male per le successive ore, ma non me la sento di incolpare il vino).

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Il rito propiziatorio

Alla fine, prima che faccia buio, una tartaruga la incontriamo: la poverina arranca verso il mare, anzi è mezza sepolta nella sabbia, stremata da una covata di chissà quante uova (arrivano fino a 200), col caldo africano e la stanchezza nel cuore. Per di più la marea gioca brutti scherzi visto che scopre degli inediti scogli che giuro stamattina non c’erano. Il problema della marea è serio: quella delle tartarughe è una sfida che neanche giochi senza frontiere: arrivano con la marea, covano e corrono verso il mare prima che la marea si ritiri del tutto, pena il superamento di prove di coraggio terribili come la corsa in mezzo agli scogli appuntiti o l’essiccamento totale al sole. Insomma questa disgraziata rischia di mandare a monte tutto sto viaggio della speranza, ma per fortuna arrivano i guardiaparco che la indirizzano verso il freschissimo mar. Happy ending. Pare che queste tartarughe (e non solo Cheonia mydas ma anche tante altre specie) siano le stesse che frequentano i siti di alimentazione brasiliani e argentini, e che si facciano la traversata proprio per nidificare qui. Del resto i piccoli a Poilão hanno tassi di sopravvivenza sorprendentemente alti: l’isola infatti è in posizione strategica e ripara i neonati da classici predatori come il coccodrillo, che invece si pappano parecchie tartarughe che nascono nelle isole vicine.

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Tartaruga marina verde bloccata nell’isola a causa dell’abbassamento della marea. Il caldo e la fatica ritardano il ritorno al mare a bloccano spesso il percorso delle tartarughe
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Guardiaparco aiuta un esemplare di tartaruga marina verde a raggiungere il mare
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Con l’abbassamento della marea spuntano scogli che durante l’alta marea sono sommersi

Nel 2001 il WWF ha dichiarato Poilão “dono alla terra” e comprendere il motivo non è difficile: popolano questa terra incontaminata un’incredibile varietà di animali terresti e marini, il varano di terra, le diverse specie di tartarughe appunto, i delfini e diverse specie di uccelli migratori. Ceniamo con un tipico panino con la maionese e ci concediamo qualche ora di sonno in un accampamento che conta una decina di tende dotate di preziosissima zanzariera.

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Il modesto, ma funzionale accampamento per i visitatori dell’isola

Alle quattro e mezza ci svegliamo nella speranza di spiare qualche tartaruga in deposizione. Ne vediamo almeno sei e diversi piccoli pronti ad iniziare la loro personale avventura oceanica. Solo una ogni dozzina riuscirà a tornare fra qualche anno pronta a diventare madre e a sfidare il gioco di maree che rende questo posto così affascinante.

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Le tartarughe che vengono a deporre qui compiono vere e proprie traversate: alcuni esemplari provengono dal Brasile e dall’Argentina

Ps. le foto purtroppo non sono eccezionali per almeno due motivi: ero lì a fare dei video e non potevo mettere pausa di continuo per fare foto, e poi non potevo scattare duemila foto a ste poverine in deposizione: provate voi a fotografare qualcuno mentre partorisce.

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Il sito di deposizione della tartaruga marina verde di Poilao è il più grande dell’Africa occidentale per estensione

 

 

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