Tripudio di Vipera berus

Che le vipere giochino un ruolo di spicco nell’immaginario collettivo è cosa nota e risaputa. “Sei cattiva come una vipera”, “una volta mio cugino ha conosciuto una vipera caduta da un elicottero”, “i cattivi del mondo sganciano sacchetti di vipere dagli aerei per motivi animalisti”, “una volta ho visto una vipera rubare il latte a una mucca e trasformarla in uno zombie”, sono solo alcuni degli esempi di quanto la collettività marci con la fantasia su questi animali, pericolosi di certo, ma senza intenti sadici. Come per qualsiasi cosa il buon senso, la prudenza e la preparazione (scientifica o almeno logica) dovrebbero guidare tutte le azioni rivolte a questi esseri striscianti (e a tutti gli esseri, uomo compreso). E dopo questo pippozzo ecco un piccolo tributo alla Vipera berus, uno dei miei animali preferiti.

La Vipera berus ha l’areale più vasto tra tutti i serpenti europei, che raggiunge anche la massima latitudine: montanara sì (Alpi centrali e orientali) ma che si adatta anche alla Pianura Padana (in aree ristrette: come darle torto!). Eccola qui mentre (mi) sfugge.

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Marasso in fuga _ Trentino, 1800m, Luglio 2016 | Canon 7dII, Tokina 10-17mm

La colorazione della Vipera berus è piuttosto variabile anche se solitamente il disegno dorsale è rappresentato da una greca unita dal colore piuttosto scuro, brunastro (femmine) o grigiastro (maschi).

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Marasso ritratto nel suo habitat (pascolo alpino) _ Trentino, 1800m, Luglio 2016 | Canon 7dII, Tokina 10-17mm

Il marasso ha abitudini più diurne, rispetto ad altre specie, ma, nonostante sia attiva già al mattino, non fa nulla finchè non si è termoregolata, cioè ha portato la temperatura del suo corpo a un grado accettabile, appartandosi in un luogo soleggiato tipo quello ripreso in foto.

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esemplare di V. berus ben mimetizzato tra l’erba in termoregolazione _ Trentino, 1800m, Luglio 2016 | Canon 5d3, Canon 70/200 2.8

Questo scatto riprende il meraviglioso “smascello” della vipera: durante l’attacco il mascellare della “bestia” ruota avanti, porta all’erezione della relativa zanna e consente alla bocca di aprirsi fino a 180°. La potentissima muscolatura che avvolge le ghiandole velenifere inietta il veleno alla povera vittima, che intanto si ritrova serrata dalle fauci ormai chiuse. Il tutto dura circa 1/40 di secondo. Non paga, la vipera non degna neanche di uno sguardo la malcapitata preda finchè il veleno non ha fatto effetto, per poi tornare vincitrice a danno fatto.

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Vipera Berus che mi attacca_ Trentino 1800m slm, Agosto 2016 Canon 7dII, Tokina 10-17mm

Bella, bella impossible…

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capo di Vipera berus _ Trentino, 1800m, Settembre 2016 | Canon 7dII, Canon MP-E65mm

..con gli occhi neri e quel sapor mediorientale (il suo areale arriva fino alla Cina e la Mongolia settentrionali).

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Pupilla a fessura verticale di Marasso _ Trentino, 1800m, Settembre 2016 | Canon 7dII, Canon MP-E65mm
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Pupilla a fessura verticale_ Trentino, 1800m, Settembre 2016 | Canon 7dII, Canon MP-E65mm

Tra gli usi e costumi alpini più belli e densi di pathos c’è quello di mettere le povere vipere sotto grappa. Non si sa se per motivi afrodisiaci (ma i malgari stile nonno di Heidi non sembrano storicamente molto interessati al sex appeal) come in Asia, o se per pura prova di forza alcolica (facile), sta di fatto che oggi se si annega una vipera nell’alcool si va (giustamente) in galera, visto che la Vipera berus è protetta dall’Appendice III della Convenzione di Berna. Tiè!

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Visione zenitale del capo del Marasso_ Trentino, 1800m, Settembre 2016 | Canon 7dII, Canon MP-E65mm
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Squame dorsali carenate_ Trentino, 1800m, Settembre 2016 | Canon 7dII, Canon MP-E65mm
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Squame dorsali carenate_ Trentino, 1800m, Settembre 2016 | Canon 7dII, Canon MP-E65mm

Come tutti i serpenti, anche le vipere perdono il pelo, o meglio lo strato corneo componente le squame. Quando questo diventa stretto e logoro, per usura o crescita, si stacca e lascia rigenerare lo strato sottostante. Durante questo periodo la livrea risulta meno lucida e le cornee particolarmente lattiginose (come quelle che si vedono in foto, che conferiscono all’esemplare una particolare aria zombie).

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Vipera berus dalla livrea opaca, tipica del periodo di pre-muta_ Trentino 1800m, estate 2014 | Canon 5d2, Canon 100mm 2,8

E come se l’occhio di vetro non bastasse, esistono anche esemplari melanotici o melanici, cioè individui che hanno sviluppato una pigmentazione totalmente o parzialmente nera. Ciò aiuta la termoregolazione, anche se mina il mimetismo, e consente all’individuo un miglior adattamento alle temperature alpine.

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Vipera berus, esemplare melanotico, Trentino, 1800m, estate 2014 | Canon 5d2, Canon 100mm 2,8
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Vipera berus, esemplare melanotico_ Trentino, 1800m, estate 2014 | Canon 5d2, Canon 100mm 2,8

Bibliografia di riferimento:

-De Smedt Joan (2006), The vipers of Europe, Halblech, Germania, JDS Verlag

-Kwet Alex, (2016), Rettili e anfibi d’Europa, Ricca Editore, Roma

-Bruno Silvio (1998), Effigi, credenze, deità, santi, serpari e ofidi, Edizioni Rainboway, Milano

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